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Periodo medievale Lecce

Italia > Puglia

Periodo medievale

Edifici religiosi

Abbazia di Santa Maria di Cerrate
L'Abbazia di Cerrate, è situata fuori dalla città, nelle campagne in direzione della marina di Casalabate. Venne edificata dai Monaci basiliani nel XII secolo. Accanto al portico finemente scolpito, è possibile ammirare un pozzo rinascimentale. L'interno custodisce un baldacchino del 1269 e numerosi affreschi eseguiti tra il XIII ed il XIV secolo.

Chiesa Santa Maria d'Aurìo
Situata al confine con il comune di Surbo, la Chiesa di Santa Maria d'Aurio è una struttura romanica risalente ai secoli XII-XIII. L'edificio sacro è quel che resta di un antico casale abbandonato tra il XV e il XVI secolo.

Chiesa di San Giovanni Evangelista
La Chiesa di San Giovanni Evangelista, è un edificio medievale voluto nel 1133 dall'ordine delle Benedettine e da Anacleto II.

Sorge nel centro storico della città, in corte Accardo, e venne ampliata e rimaneggiata nel corso dei secoli. La chiesa, severa ed austera all'esterno, presenta un interno sfarzoso influenzato dallo stile barocco affermatosi a Lecce nel corso del Seicento. Alla prima metà del Cinquecento appartiene la quadrata torre campanaria.

Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo
Situata all'interno del cimitero, la Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo venne eretta nel 1180 dal penultimo re normanno Tancredi. Nel 1716 venne rifatta la facciata da Giuseppe Cino, adornandola di numerose statue, conservando i due portali, il rosone, la cupola, e alcuni elementi decorativi. L'interno a tre navate presenta archi a sesto acuto e una cupola nel mezzo della navata centrale. Gli affreschi alle pareti sono del XV, XVI e XVII secolo. Nel XVI secolo l'architetto leccese Gabriele Riccardi rifece il convento nel cui chiostro fa bella mostra di sé un artistico pozzo seicentesco.

Convento degli Olivetani
Situato nei pressi del cimitero, adiacente alla chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo, il monastero degli Olivetani è un complesso architettonico risalente al XIV secolo. Oggi sede della Facoltà di Beni Culturali e della biblioteca di Studi Storici dell'Università del Salento, presenta un particolare chiostro, opera di Gabriele Riccardi, ispirato ai modelli medievali, con colonne binate ed all'interno un pozzo con un'edicola tipicamente barocca.

Edifici civili

Torre di Belloluogo
La Torre di Belloluogo è una torre medievale costruita nel XIV secolo. Voluta da Gualtiero di Brienne, è un importante esempio di architettura militare angioina. La torre di forma cilindrica è ancora circondata dal fossato originario pieno d'acqua. Fu dimora di Maria d'Enghien, nella quale vi trascorse gli ultimi anni della vita.

Di particolare interesse è una piccola cappella affrescata con scene della vita di Santa Maria Maddalena.

Torre del Parco (Turris Prati Magni)
Torre del Parco, situata nel cuore di Lecce, rappresenta uno dei monumenti simbolo della città del periodo medioevale e rinascimentale. Il complesso monumentale fu edificato nel 1419 ad opera del diciottenne Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, principe di Taranto, figlio di Raimondello e di Maria d'Enghien la quale, all'epoca, si fregiava dei titoli di contessa di Lecce e regina del regno di Napoli, avendo sposato, in seconde nozze, il re Ladislao di Durazzo. La Torre, alta più di 23 metri e costruita su tre livelli, è circondata da un fossato nel quale erano allevati gli orsi, simbolo araldico della famiglia Orsini del Balzo. Il parco intorno alla Torre aveva un'estensione di oltre 40 ettari ed era ripartito in una zona pubblica e in una privata: il "Parco di Dentro", cittadella recintata comprendente la Torre e le "Stanze del Principe", e il "Parco di Fuori" che si estendeva sino alle mura urbane e che era luogo di fiere, mercati e pubblico passeggio. Nel 1434, un'ala del complesso monumentale divenne sede del Concistorium Principis, tribunale medievale presieduto da Giovanni Antonio Orsini Del Balzo. La struttura, inoltre, fu sede della zecca dove venivano coniati i cosiddetti "mali carlini", monete d'oro e d'argento. Negli anni 1458-1461 la Torre divenne carcere per alcuni prigionieri che incisero le loro “lamentazioni” (tuttora visibili) negli strombi delle saettiere nel piano inferiore della fortezza. Dopo la morte di Giovanni Antonio il complesso divenne dimora dei vari viceré spagnoli che si alternarono nel dominio di Lecce: da Ferrante Loffredo a Ferrante Caracciolo.

Castello Carlo V
Il Castello è stato realizzato, secondo la tradizione, per volere di Carlo V per scongiurare le invasioni turche, di cui la più funesta fu, per la Terra d'Otranto, quella che nel 1480 causò il sacco di Otranto.

In realtà Carlo V ampliò e modificò un preesistente maniero, che secondo gli scavi e gli studi condotti dall'Università del Salento doveva risalire al XIII-XIV secolo. Una parte risalente a tale periodo risulta essere il torrione di forma quadrangolare detto mastio di Accardo. Gli ampliamenti del XVI secolo hanno dato al complesso una pianta quadrilatera, formata da quattro fronti bastionate, un tempo munita di fossato che venne colmato nel 1870. La fortezza presenta due porte: una orientata a nord-ovest che è quella rivolta verso la città, e l'altra sul lato opposto, che un tempo guardava la campagna. Sulla seconda porta appare lo stemma dell'imperatore asburgico, stemma che pure sormontava la prima porta ma che, poi, è stato rimosso ed allogato in un muro del cortile. L'interno è dotato di ampi ambienti che oggi ospitano manifestazioni culturali.

Periodo barocco

Piazza Sant'Oronzo
Il salotto elegante di Lecce è Piazza Sant'Oronzo, in parte occupata dall'Anfiteatro romano del I-II secolo d.C, riportato alla luce all'inizio del Novecento. Nella piazza s'innalza la colonna, donata dalla città di Brindisi per cercare di adornare la spoglia piazza, con la statua di Sant'Oronzo, protettore della città. Di fronte alla statua si trova l'armonioso palazzetto del Sedile, antica sede del Municipio, dove il sindaco riceveva la cittadinanza. Accanto a questo edificio, sorge la chiesetta di San Marco, importante testimonianza dell'esistenza di una colonia di mercanti veneti giunti in città per praticare attività commerciali. Un'altra testimonianza artistica che si affaccia sulla piazza davanti all'anfiteatro è la chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Colonna di Sant'Oronzo
Alta circa 29 metri, la Colonna di Sant'Oronzo, fu innalzata alla fine del XVII secolo dal leccese Giuseppe Zimbalo, utilizzando i rocchi in marmo cipollino africano di una delle due colonne romane che concludevano la Via Appia a Brindisi.

Palazzo del Seggio o Sedile
Il Sedile, fu costruito nel 1592 su incarico dell'allora sindaco veneziano Pietro Mocenigo, in sostituzione del vecchio abbattuto nel 1588. Utilizzato in passato per vari usi istituzionale e come sede del Municipio, oggi è destinato per mostre d'arte ed esposizioni.

Chiesetta di San Marco
La Chiesetta di San Marco, collocata accanto al Sedile è di antiche origini. La costruzione fu voluta nel 1543 da un insediamento veneto presente nella città di Lecce per motivi commerciali. L'edificio, di piccole dimensione, presenta un prospetto lineare con due portali, di cui quello principale è sormontato dal leone alato, simbolo di Venezia.

Chiesa di Santa Maria della Grazia
La Chiesa di Santa Maria della Grazia è situata di fronte all'anfiteatro romano. Fu realizzata nel 1590, seguendo il progetto del monaco teatino Michele Coluzio, in seguito al prodigioso rinvenimento di un affresco della Vergine col Bambino al quale sarebbe seguito qualche tempo dopo, nel 1585, la guarigione di una paralitica.

Piazza del Duomo
È il barocco a dominare nella centrale Piazza Duomo. Questo grande cortile, poi modificato, risale al tempo del vescovo Gerolamo Guidano. Ad esso si accede attraverso i propilei, realizzati verso la fine del XVIII secolo da Emanuele Manieri, essendo stati abbattuti gli originali muri d'ingresso.

Piazza Duomo è uno dei rari esempi di "piazza chiusa". Un tempo, la sera le porte, delle quali ancora oggi sono visibili gli imponenti mozzi, venivano serrate. Che si tratti di un chiaro esempio di barocco è evidente anche dalla soluzione a dir poco teatrale della "falsa facciata". Il visitatore che entra in Piazza Duomo si trova di fronte una facciata di chiesa, che solo ad una attenta visione si rileva "posticcia". E' sufficiente varcare la soglia del portale per ritrovarsi nella navata laterale della Chiesa. La cattedrale non accoglie, dunque, di fronte il visitatore, ma si trova collocata, rispetto all'ingresso della Piazza, in modo parallelo. La soluzione scenografica venne adottata per evitare che il visitatore si trovasse di fronte ad un muro piatto e senza decori.

L'architetto leccese, che si adoperò per armonizzare l'arredo urbano, realizzò, ai lati dei propilei, i palazzi gemelli che, entrambi al piano terreno, palesano arcature a bugne lisce, oggi in parte chiuse o trasformate in porte e finestre. A sinistra della piazza si erge imponente il campanile, opera di Giuseppe Zimbalo, mentre al centro la cattedrale e, in posizione più arretrata, l'episcopio. Sulla destra, infine, si trova il seminario

Duomo
Collocato al centro della omonima piazza, il Duomo, tra i più belli d'Italia, fu costruito una prima volta nel 1144, poi nel 1230. Su richiesta del vescovo di Lecce, Luigi Pappacoda, il duomo fu completamente ristrutturato negli anni tra il 1659-70 da Giuseppe Zimbalo a cui si deve anche l'attigua torre campanaria alta 70 metri circa e suddivisa in 5 piani con finestre molto slanciate; termina con una loggia ottagonale.

Il tempio possiede due prospetti, di cui il principale è quello a sinistra dell'episcopio, mentre l'altro guarda l'ingresso della piazza. La facciata principale, piuttosto semplice sotto il profilo decorativo, si sviluppa in due ordini ove appaiono le statue, allogate in nicchioni, dei Santi Pietro e Paolo, di San Gennaro e di San Ludovico. La disposizione delle paraste scanalate fa intravedere che la chiesa è strutturata in tre navate. Il prospetto secondario, invece, è ricco, esuberante. Si evidenzia il portale sovrastato da una balaustra; al centro, si innalza la statua di Sant'Oronzo mentre, in basso, due nicchie ospitano le statue dei SS. Giusto e Fortunato.

L'interno, a croce latina, è impreziosito da 12 altari più maggiore, per la più parte del tardo Seicento, ed è ricco di opere pittoresche realizzate da valenti artisti, tra i quali Giuseppe da Brindisi, Oronzo Tiso, Gianserio Strafella, G. Domenico Catalano e G. A. Coppola. La Cattedrale possiede una cripta del XII secolo, rimaneggiata nel XVI con aggiunte barocche.

Il campanile del duomo, eretto dallo Zimbalo tra il 1661 ed il 1682, è alto circa 72 metri. Risulta essere il 17º campanile in Europa per altezza, tant'è che dalla sua sommità si scorge l'Adriatico e, in giornate particolarmente limpide, anche le montagne dell'Albania.

Episcopio
Costruita per la prima volta nel XV secolo, la residenza del vescovo fu ampliata nel 1649 dal Pappacoda e infine, nel 1761 venne ristrutturato da mons. Alfonso Sozy-Carafa che affidò i lavori ad Emanuele Manieri. L'architetto leccese eliminò la scala esterna ridisegnando in maniera più razionale e armoniosa la facciata della residenza vescovile.

Il prospetto dell'Episcopio si dispone ad angolo retto e si allinea, pertanto, a destra del seminario e a sinistra della Cattedrale. Sia le nuove arcate del lato destro che le sei del lato opposto (3+3) sono intercalate da colonne doriche. Considerando il prospetto noteremo, sul portale, al secondo ordine, tre nicchie in cui sono ospitate statue (quella della Vergine al centro), mentre il fastigio contiene il centrale orologio (1761) che fu inventato dal leccese Domenico Panico.

Seminario
Questo interessante monumento si deve alla volontà del Vescovo Antonio Pignatelli (1682-1695). L'architetto Giuseppe Cino lo realizzò tra il 1694 e il 1709.

Il prospetto è bugnato, è scandito da due serie di otto finestre elegantemente incorniciate e inframmezzate, al centro, dal portone d'ingresso sovrastato da un ampio balcone centrale incluso da archi. L'edificio è coronato da una balaustra, ma continua con un altro piano di epoca posteriore.

Entrati nell'edificio, si notano sulle pareti laterali dell'ingresso otto busti in pietra leccese che rappresentano i dottori della Chiesa. Pervenuti nell'ampio atrio, si scorge al centro un magnifico pozzo, opera del Cino, finemente decorato, che sembra ad alludere ad un canestro con manico. Infine da menzionare la presenza di una graziosa cappella elegantemente decorata.


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