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Napoli Sotteranea
Napoli sotterranea ha quasi la stessa estensione della città che è sorta in superficie e rappresenta un'importante testimonianza archeologica e storica; è possibile effettuare visite guidate nel sottosuolo che mostrano la stratificazione del territorio della città nel corso della storia. È un percorso guidato attraverso vecchie cisterne sotterranee, risalenti in gran parte all'epoca greco-romana e che furono attive fino all'Ottocento: Napoli era l'unica grande città europea ad avere l'acqua potabile nelle case, attraverso un sistema di pozzi collegati direttamente alle cisterne dell'acquedotto sotterraneo. Tali cisterne sono state ricavate mediante scavi nel sottosuolo di tufo, la tipica roccia vulcanica sulla quale e con la quale la città è stata costruita.
L'esame delle cavità, alcune di gigantesche proporzioni, ha permesso di stabilire che il tufo per costruzione è stato estratto sin dai primordi della città (è presente dello stucco greco lungo le pareti che serviva come impermeabilizzante). In pratica si può dire che gli edifici venivano costruiti con materiale estratto sotto gli stessi. Circa un chilometro di gallerie, delle decine presenti sotto la città, è visitabile. In diversi luoghi della città e dei dintorni sono presenti anche diverse catacombe.
Storia
Le più antiche cavità artificiali sinora scoperte nel sottosuolo di Napoli, fungevano da luoghi di sepoltura; specie quelle rinvenute negli anni cinquanta del XX secolo a Materdei. Esse, risalenti al III millennio a. C., sono riferibili alla cultura del Gaudo e sono caraterizzate da tombe a "forno" scavate nella roccia con un pozzetto d'accesso ed una o due camere sepolcrali a sepoltura multipla. Questi luoghi accoglievano le salme di clan familiari di indole guerriera.
Dopo il 2.500 a. C., il sottosuolo della città sarà continuamente tappezzato da cavità artificiali e, soprattutto, da altre opere funerarie. All'epoca della loro creazione dovevano essere site per lo più, al di là delle mura cittadine, mentre, con lo scorrere dei secoli, sono entrate a far parte dell'ossatura urbana della città.
Alle catacombe eneolitiche, sono seguite le numerose aree cimiteriali greche; esse, riscontrate ad una modesta profondità nel quartiere Stella, sono caratterizzate da camere funebri medio-piccole: la loro architettura è arricchita da bassorilievi, affreschi, scritte in caratteri greci e quant'altro. Inoltre, sono stati ritrovati numerosi vasellami, urne cinerarie, statuine in terracotta, specchi, ecc..
Con l'avvento del cristianesimo, questi luoghi di sepoltura saranno sempre più al centro della vita religiosa della città. A differenza con le catacombe preeleniche e greche, in cui erano seppelliti i membri di una stessa famiglia, queste, accoglievano le salme di tutti i credenti della stessa religione. Precedentemente, i cristiani vennero sepolti insieme con i pagani; quando la comunità divenne più numerosa, fu necessario creare cimiteri collettivi. All'inizio le catacombe vennero utilizzate esclusivamente per scopi funerari e per il culto dei martiri ivi sepolti. Le più antiche catacombe cristiane cittadine risalgono al II secolo.
L'opinione comune vuole che fossero utilizzate come nascondigli dai cristiani perseguitati è probabilmente priva di fondamento. Del resto le persecuzioni caratterizzarono solamente alcuni periodi dell'Impero Romano, al tempo di Nerone (tra il 64 e il 67), Domiziano (solo nel 96), Decio (249-251), Valeriano (253-260) e Diocleziano (303-305). Le costruzioni di catacombe cristiane cessarono intorno al V secolo, ergo, con la fine della Napoli romana.
Tuttavia, anche dopo queste parentesi storiche, la città si mostrerà particolarmente predisposta alle sepolture sotterranee, al culto dei morti e delle anime in pena, almeno fino a tutto il XIX secolo; spesso, con una marchiata impronta pagana: la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco e il Cimitero delle Fontanelle sono solo gli esempi più famosi. Inoltre, le nuove concezioni di Ferdinando Fuga sull'architettura funebre daranno vita al celebre Cimitero delle 366 fosse.
Tipologia delle catacombe cristiane
La tipologia delle catacombe cristiane rientra tra quelle più comuni e ricche di particolari, soprattutto architettonici. Sono formate da lunghe pareti laterali (dette, ambulacri) in cui venivano effettuati degli scavi, per permettere la tumulazione dei cadaveri di persone meno agiate; mentre, le spoglie mortali delle persone benestanti o appartenenti a ceti sociali più elevati, venivano immesse nei loculi. Queste nicchie, generalmente disposte su file verticali (pilae), potevano contenere uno o più cadaveri ed erano sovrastati da un particolare archetto detto arcosolio. I restanti ambienti posizionati al di sotto del piano di calpestio (cripte), accoglievano le salme di intere famiglie. G.F. Rodwell fu tra i primi ad effettuare degli studi sistematici su questa tipologia di strutture e nel suo libro, intitolato Sud da Est: Note di viaggio del Sud dell'Europa del 1877, a proposito di quelle napoletane scrisse:
« Le catacombe di Napoli sono di grande interesse, tanto quanto quelle di Roma; dicono che si estendano per alcune miglia sotterranee e che consistano di ampi tratti scavati nella roccia contenenti, su entrambi i lati, nicchie che un tempo custodivano i corpi dei morti. Essi sono stati, senza dubbio, scavati dai primi cristiani e molti simboli sono dipinti sulle pareti, a volte in modo molto rude. In alcuni luoghi, l'affresco originario è stato coperto con uno strato di gesso, sul quale poi è stato creato un secondo affresco, a volte ve ne sono anche di terzi. »
Come già spiegato, nel sottosuolo napoletano sono presenti numerose testimonianze di questo tipo (eneolitiche, greche e cristiane); di alcune si hanno solo tracce storiche e si è persa ogni traccia circa la loro precisa ubicazione; inoltre, molte catacombe, non sono visitate perché poco accessibili, in mediocre stato di conservazione o poco valorizzate; altre ancora, non sono visitabili per problemi burocratici.
Di seguito sono elecante, in maniera approssimativa, le antiche catacombe tutt'oggi esistenti: