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La Processione dei Ceri e il Giugno Antoniano

Sebbene la santa
patrona di Rieti sia Santa Barbara, la città è fortemente legata alla figura di San Antonio da Padova per la quale, da oltre seicento anni esiste una fortissima venerazione, che trova la sua manifestazione più eclatante nella Processione dei Ceri, più spesso indicata semplicemente come Processione di San Antonio, la quale si svolge ogni anno nel mese di giugno, un mese interamente dedicato, dai credenti, alla figura del santo tanto da essere indicato come Giugno Antoniano.

È tuttavia un evento simbolo della città ed quindi considerato con affetto anche da chi non crede in quanto costituisce un momento di aggregazione storico. L'esposizione della statua del santo avviene sempre il
12 giugno presso la chiesa di san Francesco nel Rione San Francesco e l'evento viene salutato dal suono delle campane di tutte le chiese della città, contemporaneamente all'esplosione in aria di alcuni petardi. Generalmente la seconda domenica dopo l'esposizione ha luogo la processione, la quale parte ovviamente dalla chiesa del vecchio borgo. I momenti più “critici” dell'avvio sono due.

Il primo è sicuramente la formazione della testa del lungo corteo di persone che si snoderà per le vie del centro storico. I fedeli iniziano infatti a formare due file le quali si inseriranno lungo i bordi della strada che fiancheggia la piazzetta antistante la chiesa, costeggiando quindi i muri delle abitazioni, il tutto deve avvenire senza causare interruzioni dei due cordoni ed evitando che uno sia più lungo dell'altro (accade spesso che tra la testa della processione e il Santo ci siano anche trenta minuti di distanza, anche se va detto che il corteo si ferma spessissimo per consentire ai portatori di sopportare l'enorme peso). Dopo che si è costituita la prima parte, all'interno della chiesa viene sollevata la statua del santo, una statua che con tutta la macchina lignea sulla quale è posta e con l'aggiunta del necessario all'illuminazione dei candelabri, supera la tonnellata di peso. I sedici portatori vestiti di un saio francescano nero, quattro per angolo estratti a sorte nei giorni precedenti, muovono l'insieme lungo la navata della piccola chiesa fino all'uscita, aiutati da altri due, uno davanti e una dietro, che hanno il compito di controllare che i due lati della macchina restino alla medesima altezza. Arrivati sulla soglia, si arrestano poggiando il tutto su quattro sostegni in legno fissati sotto la struttura, mostrando la statua che rappresenta il santo ai fedeli, i quali rispondono con un lungo applauso mentre altri petardi vengono lanciati in aria ad annunciare l'uscita all'intera città. È proprio ora che inizia il secondo momento critico, infatti per poter portare la statua a livello della strada, i 16 portatori devono scendere alcuni ripidi scalini con essa in spalla ed è necessario un grande equilibrio, oltre che una indubbia forza fisica, per poterlo fare senza far oscillare la macchina.

A questo punto la figura del santo si inserisce nella processione, preceduta dalle varie cariche pubbliche e religiose, mentre dietro di essa si accodano altri fedeli, per prime donne vestite di nero alcune delle quali per devozione, per penitenza o per ringraziare il santo di qualche grazia ricevuta, percorreranno l'intero tragitto scalze. La processione deve il suo nome al fatto che la maggioranza dei fedeli portano con se un grosso cero che terranno acceso per tutto il cammino, regalando con il calar della sera un bel colpo d'occhio all'osservatore. La cerimonia dunque percorre le strade del cento storico mentre i fedeli pregano accompagnati dalle varie bande musicali inserite nella fila. Arrivati davanti la cattedrale di Santa Maria, il corteo si ferma nella piazza per permettere la celebrazione di una piccola messa, per poi riprendere il proprio cammino lungo le strade infiorate. Il tutto si conclude con il ritorno della macchina davanti alla chiesa di San Francesco dalla quale era partita. Qui ha luogo l'ultimo saluto della folla all'immagine del Santo mentre il vescovo della città benedice la statua e i presenti rivolgendo a questi alcune parole.

Il perché di tanta devozione si perde nei secoli, ma sembra che le origini di questa manifestazione risalgano al 1232, quando Papa Gregorio IX annuncio di voler canonizzare Antonio da Padova proprio a Rieti perché la città già manifestava una grande devozione. Tuttavia, per questioni politiche, il pontefice fu costretto ad allontanarsi da Rieti e la cerimonia non ebbe luogo. La reazione della città, fu una fiaccolata di protesta che con il tempo si trasformò nell'odierna processione dato l'affetto nei confronti del Santo. Nel corso del tempo la statua è stata adornata di gioielli in oro offerti dei fedeli come ringraziamento per "grazie" ricevute. La festa si conclude in realtà intorno alla mezzanotte con uno spettacolo pirotecnico curato da una delle ditte presenti sul territorio.

La Festa del Sole e Il Palio della Tinozza
Nonostante sia una manifestazione relativamente recente (si svolge dal 1969), è particolarmente amata dalla città. In realtà anche questa non si esaurisce con un solo evento ma comprende una serie di eventi che culminano in una pomeriggio di gare sul Fiume Velino. Inizialmente organizzata da un comitato cittadino, per poi essere accolta dal comune, la manifestazione prevede iniziative culturali e anche una sfilata in costume. Le gare sul fiume comprendono: Un duello su una pertica, durante la quale due rappresentanti di due rioni, si fronteggiano su una passerella a colpi di bastoni imbottiti alle estremità, allo scopo di far cadere l'avversario in acqua (in caso di caduta di entrambi, lo sconfitto è colui che, secondo i giudici, tocca per primo il fiume). Una corsa di biciclette munite di galleggianti e pale al posto delle ruote lungo il fiume (andata nella direzione di scorrimento del corso d'acqua, ritorno contro corrente). Una gara di barche fiumarole, dove due concorrenti per rione, ognuno munito di un remo in legno, spingono una piccola barchetta con i colori rionali, anch'essa in legno, lungo il corso del fiume remando prima in direzione della corrente poi in senso contrario. È considerata una delle prove più dure per via della corrente e della scomoda posizione da assumere (il rematore in testa alla barchetta poggia tutto il peso sulle ginocchia e anche le imbottiture di fortuna non servono a molto). Una gara di nuoto dove i partecipanti si immergono in costume da bagno nelle gelide acque del fiume. Il Palio della Tinozza, che è certamente la gara più attesa, tant'è che chiude la manifestazione, in cui un concorrente per rione percorre un percorso di circa 800 metri, seduto all'interno di una tinozza appunto (una sorta di “mezzo tino”), spingendosi con un solo remo in legno cercando di avere la meglio sugli avversari non che della corrente che certo non aiuta a mantenersi in equilibrio. La vittoria è del rione che nel corso delle varie prove totalizza il punteggio migliore. Il pubblico assiste alle gare dalle sponde del fiume e dai due ponti che lo attraversano in quella zona. Nella vigilia si svolge anche una maratona in costume per le vie del centro.

A questa manifestazione, si deve il gemellaggio fra Rieti e la città di Ito, in Giappone. Nel 1979 la Gazzetta dello Sport pubblicò un articolo riguardante il Festival Della Vasca di Legno, una manifestazione tenuta in una città del paese del sol levante, Ito appunto, in cui i partecipanti davano vita a una competizione acquatica con delle imbarcazioni di legno analoghe alle famigerate tinozze della festa Reatina. Questa analogia spinse il comitato reatino a mettersi in contatto con l'ambasciata nipponica a Roma e successivamente con la città di Ito direttamente. Si avviarono così gli incontri che permetteranno poi alle due città di giungere al gemellaggio, quando prima il consiglio comunale di Rieti, in data 27 marzo 1985 e poi il consiglio municipale di Ito, il giorno seguente, approvano all'unanimità e ufficialmente il gemellaggio.

La fiera di Santa Barbara
Ha inizio con il 3 Dicembre (la cosiddetta "apparsa") e finisce con il giorno seguente per festeggiare la giornata di Santa Barbara, patrona della città. In passato si svolgeva per le vie del centro storico, mentre oggi trova spazio lungo le strade del quartiere Molino della Salce. Nonostante tale spostamento abbia privato la fiera di uno sfondo esteticamente più pregiato, le strade lungo le quali si snoda, sono invase ogni anno da una folla di tutto rispetto, alla ricerca delle più svariate merci. Contemporaneamente nella zona di Foro Boario, si svolge un mercato di bestiame e attrezzature, non che macchine, per uso agricolo.

I lumi dell'Ascensione [modifica]
Questa usanza è oggi andata praticamente completamente perduta, ma era tradizione un tempo, collocare fuori dalle finestre un lume, in occasione della Festa dell'ascensione del 31 maggio, per indicare la strada all'ascesa del Signore.


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